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Locri
moderna, 13.000 ab, è la cittadina che da il none all’intero comprensorio.
E’ la città dove sono ubicati i più importanti uffici pubblici (
tribunale, Ufficio del registro, INAIL, Archivio di Stato, ecc..) e molte
scuole superiori.
A poca
distanza da essa vi sono i resti dell’antica Locri Epirefiri.
LOCRI
EPIZEFIRI
La
città di Locri Epizefiri, che non è da identificarsi con l’attuale Locri,
insiste in un’area posta poco più a sud di Locri ed è delimitata a sud
dalla fiumara Portigliola e della fiumara Gerace a nord.
La
città magno-greca fu fondata da coloni greci Ozoli o Opunzi provenienti
dalla Locride , una regione povera della Grecia, tra il VIII e il VII sec.
a.C.
Locri
ebbe due fondazioni, la prima nei pressi di capo Zefirio ( capo Bruzzano)
dal quale prese il nome Epizefiri (che significa vicino a Zefirio), dove
approdarono i primi coloni greci, e successivamente a circa 25 Km più a
nord nel luogo dove oggi si trova, dove i coloni trovarono condizioni,
territoriali ed economiche, più idonei per costruire una nuova città.
I
Locresi sottomisero ben presto le popolazioni locali residenti in località
Janchina e si relazionarono con le altre popolazioni indigene presenti
nell’area, avviando con questi scambi commerciali. Legname, prodotti
agricoli, minerali, in cambio di manufatti, vasi, suppellettili, ecc, ed
imponendo le leggi e le consuetudini del luogo di origine.
La
città divenne un grande centro politico ed economico e ben presto, la
popolazione crebbe a tal punto che le risorse locali non consentivano più
una adeguata e civile esistenza. Di conseguenza i governanti della città
furono obbligati, anche per motivi di ordine pubblico e sociale a
“costringere” intorno al sec VI , molti degli abitanti ad emigrare sul
versante tirrenico e a fondare delle sub-colonie.
Queste furono: Medma ( attuale Rosarno) e Hipponion ( attuale Vibo
Valentia), che rimasero per molto tempo legate a Locri sia dal punto di
vista culturale sia da quello politico, sino alla loro ribellione avvenuta
intorno al 422 a.C.
Locri
fu la prima città a dotarsi di leggi scritte predisposte da Zaleuco e a
riconoscere un certo ruolo alle donne.
Si
presuppone che a Locri per un certo periodo ci fosse in atto una certa
forma di matriarcato. Le donne a Locri, avevano una posizione sociale di
grande rilievo, addirittura erano loro a dare il cognome ai figli e a
volte ebbero importanza anche nel campo politico.
Secondo una tradizione narrataci da Aristotele: nella Locride, regione
della Grecia centrale, un gruppo di uomini di condizione servile si era
unito a signore della più alta aristocrazia mentre i mariti o padri di
queste erano impegnati in guerra a favore di Sparta. Quando la guerra
stava per terminare, temendo la punizione dei reduci, i servi fuggirono
con le donne e giunsero in Calabria dove fondarono Locri Epizefiri. Quindi
a Locri le donne conservarono il prestigio delle loro nobili antenate e la
superiorità di rango rispetto agli uomini.
Locri
per difendere il proprio nucleo abitato, eresse una imponente cinta
muraria lunga oltre sette Km., e si dotò di un esercito non molto
grande, ma molto bene addestrato, la città come del resto tutte le città
magno-greche aveva un teatro, numerosi tempi il più importante era
quello di “Marasà”.
Nelle
frequenti guerre che insorsero tra le varie città della magna grecia,
soprattutto contro Reggio e Crotone, Locri uscì sempre vittoriosa, grazie
appunto alla preparazione del proprio apparato bellico e per le oculate
alleanze attuate. Famosa fu la battaglia combattuta dai locresi contro i
Crotoniani ed i Kauloniati presso il fiume Sagra.
Nel IV
sec Locri si alleò con Siracusa, ma ben presto i cittadini si ribellarono
e si dotarono di un ordinamento democratico.
Tra
la fine del IV e l’inizio del III sec a.C. Locri raggiunse il suo massimo
splendore, in questo periodo fu attaccata inutilmente dai Bretti (
popolazione dell’entroterra calabro), ma come del resto tutte le città
magno-greche, cadde sotto il dominio romano che conquistarono tutta la
Calabria.
Contro
i romani, si schierò in due occasioni: al fianco di Pirro ed in occasione
della seconda guerra Punica al fianco di Annibale.
Riconquistata dai Romani, non subì distruzioni ma ne divento la fedele
alleata, rinascendo dopo una parziale decadenza dovuta alle vicende
belliche, ma non riuscì più ad occupare quel ruolo primario che aveva
ricoperto nei precedenti secoli.
Divenuta latina, con l’avvento del cristianesimo fu sede vescovile, mentre
l’abitato incominciava a decadere, anche per la nascita nell’entroterra di
numerose ville agrarie e di un palatium dotato di terme.
Le
incursioni arabe che condizionarono duramente la vita dei centri
rivieraschi e la malaria conseguenza dell’impaludamento del territorio
marino, costrinsero la popolazione di Locri a trovare rifugio sulle alture
dell’entroterra, sicuramente più salubri e meglio difendibili.
Nasce
da queste scelte di politica territoriale la nuova città di Gerace, che
da Locri ereditò la memoria storica, la sede vescovile, il ruolo di
centro politico e culturale e molte emergenze architettoniche provenienti
da ville e palazzi dell’antica Locri.
Il
mito dei Dioscuri ( Foto dei dioscuri )
Castore e Polluce, nella mitologia greca erano i figli di Leda, moglie del
re spartano Tindaro. Erano fratelli di Clitemnestra e di Elena. Benché
entrambi fossero conosciuti, figli di Zeus, solo Polluce era considerato
immortale, essendo stato concepito quando Zeus aveva assunto le sembianze
di un cigno per sedurre Leda. Castore era invece considerato un mortale,
essendo figlio di Tindaro.
Erano
venerati come divinità protettrici dei navigatori e dei guerrieri.
Castore, Polluce e Aiace nella battaglia del Sagra.
Incerta è l’esatta ubicazione dell’antico fiume Sagra, potrebbe
configurarsi con il Precariti , con l’Allaro o con il Torbido, il fiume
segnava quasi sicuramente il confine tra il territorio Locrese ed il
Kauloniate.
Crotone e Kaulon, misero in campo un poderoso esercito di circa 120.000
soldati e con questo intendevano conquistare Locri. I locresi ed i loro
alleati di Reggio riuscirono appena a metter in campo circa 15.000 uomini,
i quali erano molto bene addestrati. I locresi prima della battaglia
avevano chiesto aiuto agli Spartani ma questi non potendo intervenire
consigliarono di ricorrere alla protezione dei Dioscuri :Castore e
Polluce, e ad Aiace, famoso e mitico guerriero della Locride in Grecia.
Durante lo svolgimento della battaglia, la leggenda vuole che a fianco
delle truppe Locresi combatterono fisicamente anche i famosi Dioscuri ed
Aiace, i quali portarono scompiglio nelle fila nemiche.
L’
esito della battaglia fu favorevole ai Locresi che sconfissero sonoramente
gli avversari.
Alle
cronache passò il fatto che appena 15.000 soldati riuscirono a
sconfiggerne ben 120.000.
Tale
evento ebbe dell’incredibile e rimase impresso per secoli nella mente e
nella tradizione di tutti i popoli della magna-grecia e della stessa
Grecia, tanto che per indicare una cosa che pur impossibile da realizzarsi
si sia riusciti a farla, si diceva che era vero come il fatto della
Sagra.
Il Mito di Persefone (
Pinax Persefone)
Persefone o Proserpina.
Nella
mitologia greca, dea degli Inferi, figlia di Zeus, padre degli dei, e di
Demetra, dea della Terra e dell'agricoltura. Ade, dio del mondo
sotterraneo, si innamorò di Persefone e volle sposarla. Benché Zeus
acconsentisse, Demetra rifiutò il matrimonio; Ade allora rapì la fanciulla
mentre coglieva fiori, per portarla nel suo regno. Demetra cominciò a
vagare alla ricerca della figlia perduta, e la Terra cadde nella
desolazione: tutte le piante morirono e la carestia devastò il territorio,
finché Zeus mandò Ermes, il messaggero degli dei, a riportare Persefone da
sua madre. Tuttavia, prima di lasciarla andare, Ade la indusse a rompere
il digiuno facendole mangiare un chicco di melagrana e legandola così per
sempre al regno dei morti. Si trovò comunque un compromesso: Persefone
avrebbe passato quattro mesi (altre versioni dicono sei mesi) agli Inferi
e il resto dell'anno sulla Terra. Presso i greci, in quanto dea dei morti
e della fertilità della Terra, Persefone rappresentava la rinascita della
natura in primavera. In onore di Persefone – identificata dai romani con
Proserpina– e di sua madre, si tenevano i misteri di Eleusi.
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