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I famosi Bronzi di Riace
I bronzi di Riace furono rinvenuti il 16
agosto 1972 sul fondale marino prospiciente la citta` di Riace da un sub
dilettante, a circa 200 metri dalla costa e 8 metri di profondita`. Furono
presi in consegna dai restauratori della Soprintendenza Archeologica di Reggio
Calabria, e successivamente trasferiti al piu` attrezzato Centro di Restauro
Archeologico della Soprintendenza Archeologica di Firenze. Oggi e` possibile
ammirare le due statue presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio
Calabria. Si ritiene che facessero parte di uno dei gruppi di statue, i donari,
che i Greci erigevano nelle piazze o nei Santuari come dono votivo,
precisamente dal donario dell'Agora` di Atene, voluto da Pericle nel 450 a.C.
e forse saccheggiato da Silia nell' 89 a.C.
La statua A e` attribuita allo scultore ateniese Mirone e datata 460-450 a.C.,
periodo di transizione tra lo stile severo e quello classico: sono ancora
evidenti le tracce di una rigida impostazione delle spalle e del torace. Era
armato di un'asta che impugnava tra indice e medio, e che doveva toccare terra
e scaricare parte del peso, e non indossava elmo, come si evince dalla
capigliatura, rifinita anche sulla parte alta della testa. E` alta mt. 1.98.
La statua B e` stata prodotta in tempi posteriori rispetto alla precedente
(430-420 a.C.). Risulta, infatti, piu` moderna, sia nella lavorazione (il
bronzo e` spesso 7.5 mm contro gli 8.5 mm dell'altra statua)sia nello stile
(la composizione piu` armonica della posa, la sinuosa congruenza tra
l'inclinazione del bacino, la posizione del torace leggermente inclinata e la
spalla destra giustamente abbassata). Si ritiene fosse armata di lancia
(bilanciata, non toccava terra) scudo ed elmo corinzio. E` alta mt. 1.97.
Le due statue rappresentano due figure maschili completamente nude, talmente
simili tra di loro da non potere dubitare della medesima paternita`
rappresentanti non un determinato personaggio, ma l'ideale di bellezza fisica
e spirituale che domino` la Greci nel periodo del suo massimo splendore. I due
personaggi sono muniti di folta barba (come il Filosofo, rinvenuto a
Porticello) ed originariamente erano muniti di scudo, raccordato
all'avambraccio (ne rimane il raccordo) e di lancia (oppure giavellotto, o
spada), andati perduti. Una delle statue ha un basso elmo di tipo attico o
corinzio mentre l'altro ha i capelli trattenuti da una infibula , la sacra
benda con diadema spettante agli eroi, attribuito a chi aveva conseguito una
vittoria.. Ci troviamo di fronte alle figure di due eroi, o di due guerrieri,
o di due atleti in un momento di riposo, che dopo avere vinto la battaglia
sono stati insigniti di diadema
Il luogo del ritrovamento e` facilmente individuabile per i molti riferimenti
esistenti in zona. Furono rinvenuti nel mare Jonio, a nord di Riace in
direzione Monasterace, a circa 200 metri al largo della località Agranci,
all'altezza del km. 130.400 della SS.106, all'altezza della cinquecentesca
"Torre di Riace" alla profondita` di circa 8 metri, nel basso fondale
antistante una scogliera semicircolare sommersa nota come "Porto Forticchio".
E` ormai certo che questa scogliera sia il porto dell'antica citta` greca di
Kaulon, base navale della flotta di Dionisio il Giovane nel 353 a.C. Porto
Forticchio e` la volgarizzazione della forma latina Portus Fortilicius (porto
fortificato, rinforzato). Oggi e` possibile vedere pochi scogli sommersi, ma
la scogliera di protendeva a mezzaluna fino a circa 200 metri dalla spiaggia,
circostanza confermata dal fatto che la nave che trasportava i bronzi naufragò
sbattendoci contro, appunto, a circa 200 metri al largo (anche se c'e` chi
afferma che i bronzi facessero parte dell'arredamento del porto).
Per quanto concerne la provenienza esistono diverse ipotesi.La piu`
attendibile e` che le navi provengano dal naufragio di una nave oneraria
romana, proveniente dalla Grecia e diretta a Roma. Insieme alle statue sono
stati recuperati degli anelli metallici (che dovevano servire a fissare le
statue nella stiva) ed alcuni frammenti di ceramica latina. Non sarebbe
affatto strano, ricordando che i Romani di solito depredavano i popoli a loro
assoggettati, trasportando a Roma tesori inestimabili. Oltretutto le rotte
navali romane non passavano per il mare aperto ma lungo le coste, e passare
per l'antica Kaulon era normale nella rotta che dall' Egeo portava a Roma.
Altre ipotesi (meno attendibili, seppure non fantasiose) dicono che i Bronzi
avrebbero potuto trovarsi nel Ginnasio, nell' Acropoli o nell' Agora` della
città di Kaulon. Nel 389 a.C. quando Dionigi il Vecchio cinse d'assedio ed
espugno` la citta` la saccheggio` spietatamente e ne deporto` in massa gli
abitanti a Siracusa, portando con se tutte le ricchezze, compresi i Bronzi.
Oppure arriviamo agli anni 280-270 a.C. ad una espoliazione della citta` di
Kaulon per opera delle truppe mercenarie campane o ancora al 204-203 a.C. per
la devastazione operata da Quinto Fabio Massimo il "Cunctator". In tutte
queste ipotesi una delle navi, proprio quella che trasportava le due statue,
uscendo dal porto, sarebbe naufragata per collisione contro la scogliera.
Un'altra possibilita` e` che le statue si trovassero in un'altra citta` della
Magna Grecia (Sybaris, Kroton, Skylletion o Kaulon) e fossero una preda dei
Romani, durante il periodo in cui la decadente societa` greca lasciava il
posto a quella latina emergente.
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Rassegna stampa
Notizie tratte dai giornali, in cui si parla di Riace e circondario.
De Sena a Riace e Caulonia. Gazzetta del Sud del
02.03.2006
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Lucano, una sfida da raccogliere. Gazzetta del Sud del
15.11.2005
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